Istituto Coletti
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L'aiuto delle autorità

Nuova linfa vitale per il futuro dell'opera iniziata dall'abate Coletti viene in seguito all'apertura del testamento del conte Girolamo Balbi Valier, dopo la sua morte avvenuta il 3 gennaio 1875. La somma di 343.600 Lire permise all'Istituto di uscire dalla provvisorietà e di dotarsi di un'organizzazione organica stabile ed infine di lasciare la caserma Santa Giustina per il palazzo patrizio di Cà Moro, immobile situato nella zona occidentale di Venezia, avente l'architettura di un castello, dove nello spazio di pochi mesi l'amministrazione impianta la scuola, la palestra, le officine di fabbro, di falegname, di indoratore, la tipografia e restaura quella che era la cappella padronale. Tutto questo però è occasione di spese straordinarie e di aggravi non indifferenti e la necessità di rientrare dei costi compromette e snatura i fini voluti dal Coletti. Verso la fine del secolo, in base alla ricordata Convenzione del 1871 con il Governo, nell'Istituto, ora diretto con sistemi militari, vengono ammessi corrigendi e rifugiati provenienti da ogni parte d'Italia e non solo i ragazzi di Venezia e provincia.

Perde in questo modo le simpatie e i contributi della cittadinanza, divenute insufficienti le rette stabilite con il Governo per ogni allievo e soprattutto essendo la situazione in generale non più rispondente agli ideali auspicati dal fondatore, si arriva alle dimissioni del Consiglio di Amministrazione nel dicembre 1911.

Testo tratto da "L'Istituzionalizzazione e la secolarizzazione della Pietas nel XIX secolo: Il Pio Istituto Coletti in Venezia", di Maurizio Carlin, 1999.

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