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La morte dell'abate Coletti

La peste che colpisce venezia nel 1873, il 19 agosto ha tra le sue vittime anche l'abate Coletti.
"La Gazzetta di Venezia" il giorno stesso esce con un supplemento dedicato interamente al sacerdote scomparso all'età di trent'anni.

Il timore che il Pio Istituto potesse assumere indirizzi diversi da quello stabilito aveva portato il Coletti a nominare suo padre quale successore nell'Opera pia disponendone la chiusura nel caso di ingerenze di tipo direzionale da parte della municipalità o del governo.

Per la continuità dell'attività, su indicazione del professor Crovato direttore della scuola e stretto collaboratore del Coletti, si forma un Consiglio di Amministrazione che, agli inizi del 1874, trovandosi a gestire circa duecento giovani, per i quali necessitavano enormi mezzi finanziari di difficile reperimento, va inevitabilmente incontro ad una crisi con conseguenti richieste di scioglimento della fondazione e di collocazione dei giovani presso altri istituti come gli Artigianelli e il Patronato di Castello. La prestigiosa sede fino ad allora occupata viene abbandonata e i ragazzi, la cui assistenza è affidata ai padri orioniti, trasferiti nella caserma Santa Giustina. La crisi è superata grazie all'intervento delle autorità civili e militari veneziane: nello stesso anno con Regio Decreto datato 8 novembre l'Istituto viene eretto in Ente Morale sancendo in tal modo la personalità giuridica del Consiglio di Amministrazione composto da nove membri, tutti di nomina pubblica, ossia cinque di promanazione comunale e quattro provinciale mentre, come ricordato, l'eredità morale strettamente legata all'educazione religiosa è lasciata ai padri di Don Orione. Nella caserma Santa Giustina i numerosi giovani oltre a imparare a leggere e scrivere "seppero formare addirittura una banda musicale che per molti anni fu un complesso tra i migliori di Venezia".

Testo tratto da "L'Istituzionalizzazione e la secolarizzazione della Pietas nel XIX secolo: Il Pio Istituto Coletti in Venezia", di Maurizio Carlin, 1999.

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