E' tra le numerose iniziative benefiche, spontaneamente sorte all'indomani degli avvenimenti che portarono il Veneto unito all'Italia, che si colloca l'iniziativa dell'abate Carlo Coletti di fondare un Istituto per i giovani vagabondi, discoli e derelitti.
Sin dalla sua fondazione, le offerte continuano ad arrivare garantendo così continuità alla vita dell'Istituto che nel tempo si è dotato di un insegnante elementare e di un sacerdote per perseguire sempre più efficacemente il fine che consisteva nel "fare amare la Religione e la Patria" ergendosi nel contempo a modello educativo all'avanguardia, in relazione ai tempi, in Venezia. Frequenti sono le visite delle autorità pubbliche, sia comunali che statali; non sono solo visite di cortesia ma, anzi, possono essere inquadrate come degli avvicinamenti e dei contatti per verificare i risultati conseguiti fra i giovani ospiti che porteranno nel settembre del 1871 alla stipula di una convenzione con il Governo Italiano.
Altri finanziamenti, legati all'incremento dell'attività, giungono da patrizi veneziani come pure dei sussidi vengono deliberati dal Consiglio provinciale di Venezia che li finalizza all'efficienza dell'azione di recupero e di reinserimento di questi giovani nella società civile come onesti e laboriosi.
Testo tratto da "L'Istituzionalizzazione e la secolarizzazione della Pietas nel XIX secolo: Il Pio Istituto Coletti in Venezia", di Maurizio Carlin, 1999.